L’Autore, prendendo le mosse dal fraintendimento che ha fatto nascere il binomio “Grazzano Visconti/falso medievale”, restituisce al lettore - attraverso una documentata dissertazione - il borgo nella sua vera luce: non di mera ricostruzione a scopo ludico ma di “[…] luogo della formazione artistica e fabbrile dei giovani, dell’apprendimento del disegno, dell’esercizio dell’arte del ferro battuto, del mobile, dell’intaglio e dell’intarsio con finalità artigiane professionali che è tutt’altra cosa da una rievocazione romantica del Medioevo” (G. Valentini, “Grazzano Visconti. Una città artigiana neogotica”, 2008, Padus, p. 11); il tutto in uno stile “[…] neoromanico o neogotico che negli anni tra Otto e Novecento viene adottato per i primi esperimenti volti alla ricerca di una nuova architettura” (Ibidem).
L’Autore non dimentica una snella ma esaustiva panoramica sui principali protagonisti della nascita del Borgo (primo fra tutti Giuseppe Visconti, che ne fu ideatore e fondatore), guardando altresì alla scena artistica italiana ed internazionale, troppo spesso sottovalutata per una giusta comprensione dell’operazione artistico-ideologica che contraddistingue la genesi del Borgo. Grazzano Visconti viene così riportato alla sua originaria dimensione, ben più alta rispetto a quella cui viene volgarmente confinata, rivelandosi “[…] il risultato di un pensiero colto realizzato da uomini colti e buoni” (Ibid., p. 26).
Costanza Alberici , [Lo strillo dell'arte, giovedì 19 febbraio 2009]
giovedì 19 febbraio 2009
Un libro per riscoprire Grazzano Visconti, rarità neogotica
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martedì 3 febbraio 2009
Leonardi: «Facciamo rinascere la scuola di falegnameria a Grazzano Visconti»
«Non lasciamo morire la tradizione artigianale di Grazzano Visconti». È l'appello che arriva dall'intagliatore Guido Leonardi, alla guida dell'"Istituzione Visconti di Modrone" del borgo neomedievale della Valnure. A 73 anni, continua ogni giorno a mandare avanti il suo laboratorio di lavorazione del legno, ma senza la soddisfazione di poter trasmettere ai giovani il sapere imparato in oltre 58 anni di attività.Da qui l'idea, lanciata già in passato, di riaprire una scuola di falegnameria a Grazzano Visconti, sul modello di quella avviata nel 1908 dal conte, poi duca, Giuseppe Visconti di Modrone, artefice del ridisegno del paesino trasformato da località rurale in una frequentatissima attrattiva turistica, ma che nelle intenzioni del fondatore doveva diventare anche un centro per sviluppare "piccole industrie e mestieri da esercitarsi sia abitualmente che nelle epoche di scarso lavoro agreste", come recita lo statuto dell'"Istituzione Visconti di Modrone".Gli esempi cui guardava l'aristocratico milanese erano i movimenti di Arti e mestieri, sorti sulla scia delle "Arts and Crafts" di origine anglosassone, che si battevano per la riscossa del lavoro manuale e creativo contro la spersonalizzazione legata alla crescente industrializzazione. L'iniziativa ebbe successo: «La scuola, completamente gratuita, contava fino a cento allievi, che imparavano il disegno e l'intaglio. Provenivano da tutta la provincia e diversi di loro hanno poi impiantato un'attività in proprio. Circa vent'anni fa la scuola ha però chiuso i battenti. I costi - sottolinea Leonardi - erano diventati insostenibili e c'era poca richiesta». Da allora gli scenari sono un po' mutati, la richiesta di mobili intagliati resta alta, qualche ragazzo interessato a dedicarsi a questo mestiere forse ci sarebbe, ma non c'è più la struttura per accoglierlo. Leonardi racconta di aver bussato a tante porte in questi mesi, a cominciare dall'amministrazione provinciale: «Pensavo che si potessero utilizzare fondi europei, ma mi è stato spiegato che per la fisionomia della nostra istituzione non è possibile, né mi sono state indicate altre forme di finanziamento» evidenzia Leonardi, sconsolato per non aver trovato una soluzione al tramonto di un'arte, quella di intagliare il legno, alla quale ha dedicato la vita.«Ho iniziato undicenne, proprio qui, a Grazzano Visconti, nella scuola che ho frequentato per sette anni. È un mestiere che non si può imparare dai libri. Occorre formarsi in una bottega, come si faceva una volta». La proposta di riaprire la scuola è condivisa dall'Upa: «Purtroppo finora non sono emerse risposte positive» commenta Giancarlo Fiorani, direttore marketing dell'Upa. «Eppure è una questione che deve essere sottovalutata. Di falegnami non se ne trovano quasi più. Non c'è ricambio generazionale e va perduto così un patrimonio di conoscenze che, se non si pone rimedio, rischia di scomparire per sempre».
Anna Anselmi
Libertà, 22 gennaio 2009
Anna Anselmi
Libertà, 22 gennaio 2009
Il neomedievalismo di Grazzano: pubblicati gli atti del convegno
Piacenza - «La Istituzione Visconti di Modrone ha per iscopo il miglioramento intellettuale, morale ed economico delle classi rurali nella plaga grazzanese. (...) Comprenderà una stazione agraria, una scuola per piccole industrie rurali, una Biblioteca popolare ecc.». Come confermano gli articoli dello statuto, il conte (poi duca) Giuseppe Visconti di Modrone aveva profuso in Grazzano Visconti non solo un preciso gusto di carattere architettonico, ma anche ideali filantropici e di fiducia nel primato dell'artigianato che aiutano a collocare meglio lo straordinario paese neomedievale nella cultura del suo tempo.È quanto ha cercato di compiere il convegno Il neomedievalismo di Grazzano Visconti. La cultura di un'epoca, organizzato dai Visconti di Modrone un anno fa in Fondazione e del quale sono ora usciti gli atti, editi da Tipleco, come primo volume della nuova collana "Quaderni di Grazzano Visconti", presentato alla Galleria Ricci Oddi nell'incontro coordinato da Carlo Emanuele Manfredi, conclusivo del ciclo dedicato all'architettura a Piacenza tra Otto e Novecento.L'interesse degli studiosi per quella che rimane una delle mete turistiche più frequentate del Piacentino è stato accompagnato negli ultimi mesi anche da un ampliamento delle possibilità di visita, con l'inserimento negli itinerari del giardino.Luchino Visconti di Modrone, bisnipote di Giuseppe, intervenuto alla Ricci Oddi, ha annunciato in primavera ulteriori iniziative incentrate proprio sull'area verde che la storica dell'arte Laura Putti, curatrice del volume degli atti, ha definito «una antologia delle forme del giardino storico assolutamente in armonia tra le varie parti», osservando: «Forse è il luogo dove più liberamente Giuseppe poté lasciare libero il suo estro creativo senza condizionamenti».Nel libro, che raccoglie i contributi di Putti, Anna Coccioli Mastroviti, Valeria Poli, Silvana Garufi, Stefano Fugazza e Ferdinando Arisi, vengono affrontati vari aspetti della composita realtà di Grazzano Visconti, a cominciare proprio dalla figura del fondatore, terzogenito del duca Guido, che aveva ereditato dalla zia Francesca (Fanny) Anguissola, nata Visconti, il feudo in Valnure. Nel 1900 si celebrarono a Cernobbio le nozze di Giuseppe con Carla Erba, allietate successivamente dalla nascita di Guido, Anna, Luigi, Luchino (tra i maestri del cinema italiano), Edoardo, Ida Pace e Uberta, per i quali il castello di Grazzano diventerà meta abituale nei mesi di settembre e ottobre.Marito e moglie formavano una coppia amante della musica, del teatro e della cultura in genere, nella vivace Milano del periodo. Fondamentale per il disegno del borgo si rivelerà il sodalizio con l'architetto reggiano Alfredo Campanini, autore del restauro del palazzo dei Visconti in via Cerva (oggi via Cino Del Duca).Nel libro l'operato del progettista e del committente-ideatore, che ebbe un ruolo decisivo nell'iniziativa, viene analizzato nelle sue caratteristiche e confrontato con realizzazioni coeve, come il Valentino a Torino e il Villaggio di Crespi d'Adda, per sfatare il pregiudizio verso un paese da considerare - auspica Fugazza - più che un falso storico, «un esperimento estetico-sociale che nel suo antimodernismo trova forse la sua maggior coerenza e la sua giustificazione».
Anna Anselmi
Libertà, 7 gennaio 2009
Grazzano, la nascita di un paese
Nel volume di Valentini con le illustrazioni di Ambrogio
Piacenza - Non «un'imitazione estetizzante e scenografica del passato», ma «espressione di concezioni innovative che vengono proposte come rottura contro la cultura vignolesca ed eclettica dominante». Passa attraverso la collocazione di Grazzano Visconti nella cultura di inizio '900, quando venne costruito il paese neomedievale, la rivalutazione della località della Valnure compiuta da Giuseppe Valentini, appassionato cultore di arte, già segretario della sezione piacentina di Italia Nostra, il cui testo "Grazzano Visconti. Una città artigiana neogotica", pubblicato sulla rivista Il Ponte dell'unità pastorale di Pontedellolio è ora stato ristampato in un opuscolo dall'editrice piacentina Padus. Le illustrazioni sono tutte opera di Aldo Ambrogio, ragioniere, primo direttore dal 1936 al 1960 dell'Ente provinciale per il turismo, autore nel 1953 della guida "Grazzano Visconti Paese di sogno e di realtà", oggetto - ricorda Valentini - di una stroncatura sulle pagine di Selearte, la prestigiosa rivista diretta da Carlo Ludovico Ragghianti. Nel ripercorrere i motivi sociali e culturali del borgo ideato da Giuseppe Visconti di Modrone, Valentini si sofferma sul «programma umanitario» elaborato dal fondatore: «A Grazzano Visconti l'insegnamento del disegno e delle arti avrebbe accompagnato di pari passo l'attività svolta nelle botteghe dai maestri artigiani e avrebbe preparato i giovani apprendisti, culturalmente e manualmente, alla padronanza del mestiere», sull'esempio di William Morris e dei suoi continuatori, a conferma di quanto fosse aggiornata la cultura del conte Giuseppe, che leggeva i libri di Proust freschi di stampa, amava il teatro e la pittura, di cui si dilettava.
Anna Anselmi
Libertà, 21 dicembre 2008
Piacenza - Non «un'imitazione estetizzante e scenografica del passato», ma «espressione di concezioni innovative che vengono proposte come rottura contro la cultura vignolesca ed eclettica dominante». Passa attraverso la collocazione di Grazzano Visconti nella cultura di inizio '900, quando venne costruito il paese neomedievale, la rivalutazione della località della Valnure compiuta da Giuseppe Valentini, appassionato cultore di arte, già segretario della sezione piacentina di Italia Nostra, il cui testo "Grazzano Visconti. Una città artigiana neogotica", pubblicato sulla rivista Il Ponte dell'unità pastorale di Pontedellolio è ora stato ristampato in un opuscolo dall'editrice piacentina Padus. Le illustrazioni sono tutte opera di Aldo Ambrogio, ragioniere, primo direttore dal 1936 al 1960 dell'Ente provinciale per il turismo, autore nel 1953 della guida "Grazzano Visconti Paese di sogno e di realtà", oggetto - ricorda Valentini - di una stroncatura sulle pagine di Selearte, la prestigiosa rivista diretta da Carlo Ludovico Ragghianti. Nel ripercorrere i motivi sociali e culturali del borgo ideato da Giuseppe Visconti di Modrone, Valentini si sofferma sul «programma umanitario» elaborato dal fondatore: «A Grazzano Visconti l'insegnamento del disegno e delle arti avrebbe accompagnato di pari passo l'attività svolta nelle botteghe dai maestri artigiani e avrebbe preparato i giovani apprendisti, culturalmente e manualmente, alla padronanza del mestiere», sull'esempio di William Morris e dei suoi continuatori, a conferma di quanto fosse aggiornata la cultura del conte Giuseppe, che leggeva i libri di Proust freschi di stampa, amava il teatro e la pittura, di cui si dilettava.
Anna Anselmi
Libertà, 21 dicembre 2008
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